Lithops: le piante che sembrano sassi

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Lithops

Chi nutre la passione per le piante grasse e succulente, non può essersi perso un vero spettacolo della natura come le lithops. Sono affascianti vista la loro particolare forma di pietra! Si possono tengono in vaso ma si possono anche usare in un giardino roccioso ove le condizioni sono favorevoli.

Lithops in generale

Note anche come pietre viventi, le lithops sono piante succulenti che appartengono alla famiglia delle Aizoaceae. Sono piantine perenni che assomigliano a dei sassi del deserto, se non fosse che a volte fioriscono. L’intera pianta è composta da sole due foglie, grosse, carnose e opposte. Sono fuse insieme a formare un blocchetto diviso nel mezzo da una fenditura. Le particolari foglie sono screanzate e hanno colori sul verde – marrone, in alcune specie anche viola.

Sembrano volutamente delle pietre perché adottano questo meccanismo di mimetizzazione per non diventare il pranzo degli animali. Se si guarda la pianta nella sua interezza, compresa la parte interrata, si tratta praticamente di un cono rovesciato di cui si vede solo la base. La parte sotterranea della pianta ha lo scopo di raccogliere e immagazzinare la pochissima pioggia che cade nelle zone di origine. La parte sotterranea è molto più sviluppata rispetto a quella superficiale che resta di pochi centimetri al massimo.

Proprio dal setto presente tra le due foglie, spunta un unico fiore di colore bianco, giallo o giallo intenso, quasi arancione, in base alla specie. Resta lì per una settimana circa.

Come si coltivano le lithops

Chi vuole cimentarsi con la coltivazione delle Lithops, sappia che non c’è molto da fare. Tuttavia, ci sono delle importanti restrizioni per via del clima. Dove fa freddo o il clima è temperato, non possono sopravvivere. Le condizioni per la loro crescita è la presenza di temperature alte che non scendono mai sotto i 10° C. Per quanto riguarda il limite massimo, praticamente non c’è visto che si sono adattate epr sopravvivere nelle zone desertiche dove non piove quasi mai.

Vanno esposte al sole diretto per almeno 5 ore al giorno. Se non ricevono abbastanza sole, la pianta tende ad allungarsi, perdendo la forma tipica a sasso e anche le screziature.

Il ciclo di vita

Per capire come e quanto annaffiare, bisogna considerare il ciclo di vita del vegetale. Va in riposo vegetativo dalla tarda primavera per resistere al caldo estivo. Le annaffiature vanno quindi ridotte se non addirittura fermate. Nel momento in cui la fessura tra le due foglie si apre, significa che è in attività e si può annaffiare un po’ di più per far comparire il fiore. Quando il fiore appassisce, le annaffiature vanno ridotte di nuovo. In questa fase spuntano dal centro anche due nuove foglie che andranno man a mano a sostituire le due vecchie che si rinsecchiscono.

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